Autosvezzamento bimbo

Bimbi e cibo

 

Auto svezzamento o baby food?

di Nadia Toppino

 

L’alimentazione di un neonato resta un mondo a parte fino al 6° mese. Prima si parla solo di latte, di poppate, di allattamento naturale e al massimo di integrazione, dell’“aggiuntina”, oppure di tipi di latte in polvere, quali e perché.

Arrivati al sesto mese, si inizia a ragionare su quali cibi dare da mangiare, cosa fare assaggiare, come, in quale forma.

A fatica ci si è guadagnati una routine di poppate, cambi, nanna e bagnetti. Arriva lo svezzamento e di nuovo tutto cambia. Quanto si è pronti?

L’introduzione nel mondo del cibo “da adulti” fino a qualche anno fa seguiva linee guida precise: il pediatra indicava come e quando far assaggiare la prima mela grattugiata, seguita dall’inesorabile progressione di verdure bollite (ma solo patate, carote e zucchine) in acqua senza sale, olio extravergine d’oliva e parmigiano. Assolutamente no a frutta come pesche  e fragole, vietatissimo l’uovo, attenzione ai bocconi da “ingozzo”.

Si è poi andata pian piano  affermando una nuova tendenza: l’auto svezzamento.

Quando ho deciso di seguire questa linea per mio figlio a mia mamma si sono rivoltate tutte le cellule. Ha iniziato a elencarmi una lunga serie di pericoli a cui sarei andata incontro, così come allergie, eruzioni cutanee e corse in ospedale per strozzamento da cibo.

In realtà io avevo iniziato ben prima del 6° mese a far assaggiare ogni sorta di cibo al piccolo divoratore serial. E lui assaggiava, assaporava, scopriva. Tanto che al 6° mese circa la mia scelta è stata immediata, ma ben ponderata e supportata da letture, approfondimenti, interviste, libri.

Che cos’è questo auto svezzamento?

Si tratta dell’attesa di spontaneo interesse da parte del bambino per il cibo proposto quotidianamente in famiglia. Ossia: il bimbo inizia a mangiare come gli altri componenti della famiglia  - i quali ovviamente si adeguano a un’alimentazione condivisa e  povera di sale (che male non fa).

Il grosso problema dei genitori (e dei nonni) è quello dei bocconi: come farà questo piccolino a ingerire delle cose così mastodontiche?

E qui l’auto svezzamento punta proprio l’attenzione sull’ “auto”: il bambino sa da solo quando è pronto! Se gli infilate in bocca un boccone che sa di non poter ingerire non lo trattiene nemmeno in bocca, quando invece si sente sicuro mastica e ingerisce.

Dall’altro lato c’è il baby food, ossia tutta quella serie di cibi prodotti dall’industria alimentare, sempre più attenta alla salute, al bio, al sapore, al gusto, e anche alla facile gestione della preparazione di un pasto per il neonato.

Analizziamo insieme le caratteristiche di ciascun metodo di modo che poi il genitore possa valutare cosa sia meglio per lui e per il suo bimbo/bimba.

Svezzamento deriva dalla parola “vizio”, ovvero un lento e graduale inserimento del bebè nel mondo del cibo degli adulti.

 

 

L’auto svezzamento è una pratica antica che si è riproposta nella modernità secondo la quale non occorre preparare le pappe per il bebè in un momento prefissato dello sviluppo.

È meglio piuttosto attendere che il bimbo manifesti attenzione per il cibo che la famiglia porta in tavola e che può essere condiviso da tutti. L’auto svezzamento viene anche chiamato “alimentazione complementare a richiesta”.

  • Complementare perché dal sesto mese il cibo è un complemento al latte che, per tutto il primo anno di vita può rimanere l’alimento prevalente. 
  • A richiesta perché la volontà di assaggiare nuovi cibi deve arrivare da una richiesta del bambino, che può stare a tavola con i genitori e lasciato libero di sperimentare.

Portare in tavola un cibo adatto all’auto svezzamento significa una forte presa di coscienza da parte dei genitori, nonché la loro disponibilità a mettere in discussione le proprie abitudini alimentari. La dieta ideale per un bambino prevede alimenti di stagione, di origine sicura, cucinati con cotture delicate (al vapore, per esempio), con pochi condimenti e preferibilmente a crudo. Insomma, non è il bambino a doversi adattare alla dieta dei genitori, ma sono i genitori a dover avere una dieta idonea a un bimbo piccolo (e salutare, ovviamente, anche per tutti gli altri componenti).

Qui tornano utili le parole del pediatra Lucio Piermarini, autore del libro Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento (Bonomi Editore)

“Intendere uno svezzamento con una modalità errata porta al rischio di travisare il modo in cui il bimbo si approccerà al cibo quando questa fase sarà terminata”.

Quindi il rischio che si corre, mettendo in pratica uno svezzamento scorretto nei modi e nei tempi, è il rifiuto di alimenti come la frutta e la verdura di cui il bambino non sa riconoscere forma e sapore.

Un rischio possibile è che il bambino diventi eccessivamente selettivo e schizzinoso.

A proposito di baby food Piermarini è obiettivo:

“A livello nutrizionale non si può dir nulla di negativo sul baby food. Si tratta di prodotti ben fatti, bilanciati e controllati. Il rischio non è nel baby food, ma nel modo in cui il baby food viene inserito nella dieta quotidiana. Mangiando solo omogeneizzati il bambino rischia di aver difficoltà a riconoscere gli alimenti e ad accettarli nella dieta futura. Utilizzando omogeneizzati per lungo tempo si ritarda l’introduzione di cibi solidi, con il rischio che, succhiando e non masticando, si rallenti lo sviluppo psicomotorio”.

In sostanza:

“Sfamare i bambini passivamente potrebbe portare a difficoltà di masticazione”.

Quindi l’utilizzo di baby food in generale, e di omogeneizzati in particolare, porterebbe a due tipi di problemi:

  • la scarsa conoscenza del cibo “vero”, che come conseguenza fa crescere bambini e poi adulti selettivi;
  • e lo scorretto sviluppo del bambino che, limitando la sua autonomia, rallenta anche alcune capacità quali masticare, afferrare le posate e mangiare da solo.

Una delle “regole” dell’auto svezzamento è il non forzare le tappe nell’introduzione dei cibi diversi dal latte perché come dicono gli esperti “Rispettando i tempi del bambino è possibile inserire il cibo dei genitori senza rischi per allergie e intolleranze”.

Una paura che spinge molti genitori a optare per uno svezzamento classico con l’utilizzo di omogeneizzati è, come dicevamo,  il timore del cibo in pezzi. Si pensa che il baby food sia meno rischioso perché più fluido, e spesso ci si sente tranquilli a svezzare i propri bambini con gli omogeneizzati anche in maniera precoce rispetto alle linee guida, introducendo frutta omogeneizzata o yogurt già a quattro mesi.

Ma da alcuni studi risulta nettamente più pericoloso uno svezzamento anticipato con baby food (anche se in crema) su di un bambino che non è ancora fisiologicamente pronto a ingerire nulla di diverso dal latte, che non un’alimentazione complementare a richiesta in cui è il bambino che volontariamente ingerisce cibo.

Il consiglio, in ogni caso, qualunque sia il tipo di svezzamento adottato, è quello di seguire un corso di primo soccorso, perché il pericolo di soffocamento per i bambini c’è sempre, anche giocando.

Un altro dubbio dei genitori è: il mio cibo sarà abbastanza sano per il piccolino? E qui bisogna un po’ tornare alle regole, tanto sagge quanto spesso dimenticate, delle nonne: se un cibo è sano per il genitore lo è anche per il bambino, e allora bisogna fare un bell’esercizio di autocoscienza su quello che noi adulti mangiamo.

Del resto l’arrivo di un bambino può anche essere un buon pretesto per riscoprire, se già non lo si fa, la buona tavola, intesa come buona dieta, sana e corretta. 

Solo una famiglia che mangia bene può insegnare al proprio bambino a godere del cibo e dell’esperienza del cibo. Ecco perché è necessario che i genitori imparino a mangiare, così potranno condividere il percorso con i bambini.

Dalla parte dei baby food è Ruggiero Francavilla, medico gastroenterologo pediatrico del Policlinico di Bari, esperto di nutrizione infantile. Il medico in realtà non è contrario all’auto svezzamento, che ritiene un modo naturale per svezzare i propri figli e in questo senso senza problemi.

“Il vero rischio è legato non al tipo di svezzamento, ma ai prodotti che vengono utilizzati e che possono essere potenzialmente pericolosi.Come principio teorico l’auto svezzamento non è da demolire, è nella pratica che si riscontrano i problemi. Pesticidi e metalli pesanti presenti negli alimenti sono gestibili da un fisico adulto, non da quello di un bambino. Proprio perché difficilmente le famiglie sanno mangiare bene mi sento di consigliare il baby food”.

Secondo l’esperto si tratta dunque di una questione di sicurezza degli ingredienti.

Ma allora come si può essere sicuri che i prodotti di baby food siano realmente sani?

Così risponde Francavilla:

“Ci sono severissime norme europee che regolamentano il baby food. Tutto ciò che è etichettato come baby food deve sottostare a questa normativa. C’è una legislazione molto precisa per cui non ci devono essere pesticidi e altre sostanze potenzialmente tossiche, la legge impone che le aziende la rispettino e quindi sono previsti controlli a monte, cosa che per gli altri prodotti alimentari non è richiesta né garantita”.

E allora, se si decide per il baby food, a che età è possibile passare da alimenti di questo tipo agli alimenti per adulti? Non sembra esistere una soglia precisa, più è grande il bambino e più si riducono i rischi di contatto con alimenti contaminati. E poi dipende dalle abitudini alimentari della famiglia.

Spiega Francavilla: “Se in casa si consuma molta pasta e il bambino è abituato a mangiarne quotidianamente, si può scegliere di proseguire almeno fino ai 2-3 anni utilizzando pasta baby food anche solo alcune volte a settimana. In questo caso si parla di baby food come metodo per diluire i contaminanti. Nel grano, ingrediente alla base della pasta, il DON (la microtossina del deossinivalenolo che può determinare fastidiosi effetti collaterali) può essere presente in dosaggi fino a 450 mg ogni kg, nella pasta baby food la soglia massima di tolleranza è di 200 mg”.

Quindi: auto svezzamento e svezzamento classico non sono in realtà due teorie totalmente in contrasto. L’idea alla base è garantire, quanto più possibile, una dieta sana, giusta e adatta ai bambini.

Variano solo i modi e nulla vieta di integrare le due strade, adattandole allo stile di vita della famiglia tenendo sempre ben saldo l’obiettivo finale: dare una corretta educazione alimentare ai bambini.

Perché bambini si nasce, grandi si diventa anche grazie al cibo!

Dieta vegana: quali rischi per i bambini?

Abbiamo già letto più volte di bambini finiti in ospedale perché vittime di malnutrizione a causa di un'alimentazione imposta dai genitori completamente sbagliata.

Da un po' di tempo al centro delle polemiche c'è la dieta vegana: i pediatri si sono espressi con fermezza al riguardo, evidenziando che sono aumentati in maniera sensibile i ricoveri di bambini con deficit di vitamina B 12.

Il dibattito sul veganesimo e sugli effetti di questa scelta alimentare adulta anche sui più piccoli è acceso. In Danimarca sono diversi i bambini ospedalizzati al Rigshospitalet di Copenaghen. Il primario dell'ospedale, Allan M. Lund ha spiegato che il cibo vegani può provocare conseguenze gravi come epilessia e problemi nello sviluppo. "Una dieta simile potrebbe coinvolgere lo sviluppo di diversi sintomi cerebrali, con debolezza muscolare ed epilessia. E a lungo termine ritardi mentali”, ha dichiarato Lund.

Il medico sottolinea che senza consultare prima un nutrizionista non vanni eliminati completamente carne e prodotti lattiero-caseari dalla dieta del bambino. I rischi  a cui si può andare incontro sono seri.

------------------------------------------------------------------------------------------

Trattandosi di un argomento complesso e delicato di cui qui si dà un rapido flash vorremmo invitare pediatri, nutrizionisti o semplici mamme e papà a esprimere pareri e ad aprire un dibattito sul tema nel rispetto di tutte le opinioni.

Grazie a chi vorrà partecipare qui o sulla pagina Facebook di "Bambini si nasce grandi si diventa" https://www.facebook.com/BambiniSiNasceGrandiSiDiventa/